La mia storia
Un' immagine può raccontare. Un gesto può essere teatro.
Disegno storie con la sabbia, dal vivo, sui palcoscenici di teatri e grandi eventi in Italia e in Europa.
Immagini che nascono, si trasformano e svaniscono in sincrono con la musica.
A volte con delicatezza, a volte con la potenza di un'onda.
PALAZZO VECCHIO · TEATRO DONIZETTI · KKL LUCERNA · VENARIA REALE · MUSEO ENZO FERRARI · SPORTING MONTECARLO
Prima della sabbia
Disegno da quando ero bambina, cresciuta con le matite in mano in un borgo delle Piccole Dolomiti. Un posto di avventure all'aperto, di giochi, di famiglia e di racconti, intriso di leggende. Sono i miei ricordi più belli, ed è lì che ho imparato il rispetto e la contemplazione per la natura, e l'attenzione alle piccole cose.
Emozionarsi prima di emozionare.
Poi la vita mi ha portato altrove, ma alle mie montagne torno ogni volta che posso. È un legame che non si scioglie.
Sono una divoratrice di musica di ogni genere, che fa parte della mia formazione quanto il disegno. L'arte è sempre stata il mio modo di esprimermi, e crescendo nei momenti difficili anche il mio rifugio. Ho studiato arte inseguendo il sogno dei libri illustrati, applicandomi in varie forme d'arte espressive e pittoriche. Il mio tratto distintivo è sempre stato l'immediatezza del segno e la coordinazione del gesto.
L'incontro
Poi ho incontrato Carlo Truzzi, artista e caro amico, maestro di ombre cinesi. Con lui ho conosciuto il mondo delle ombre, delle mani, delle silhouette, e quello dello spettacolo dal vivo.
Da lì ho portato tutto sul piano narrativo.
Una scommessa
Il mio primo progetto con la sabbia, nel 2007, erano trasformazioni quasi tribali, un omaggio a madre natura e alla vita.
La sabbia è naturale, essenziale.
Un elemento che mi appartiene.
Allora in Italia la Sand Art come performance live era quasi sconosciuta.
Praticarla è stata un po' una scommessa.
Ho cominciato fin da subito a lavorare negli eventi,
accanto ad agenzie importanti e su grandi produzioni.
Da allora sono passati oltre quindici anni di studio,
impegno e ricerca continui, di progetti nuovi.
Ho avuto il grande onore di esibirmi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, al Teatro Donizetti di Bergamo, al KKL di Lucerna, alla Venaria Reale, allo Stadio dei Marmi, al Museo Enzo Ferrari, allo Sporting di Montecarlo, in Italia, in Francia, in Svizzera. In teatri, convention e gala, manifestazioni pubbliche e concerti, davanti a personalità del mondo politico, istituzionale e imprenditoriale.
Sul palco
Il buio. Poi si accende la luce calda del tavolo, e la sabbia la riflette, baciata dalla luce, come la polvere nel fascio di un faro. La sollevo e la lascio cadere dall'alto, lenta, impalpabile. Poi la musica. In quei secondi c'è solo concentrazione, e il desiderio di trasportare il pubblico in un viaggio onirico e visionario.
Quando accade, in sala cala un silenzio quasi religioso, la sala resta sospesa, e senti tutti dentro la stessa immagine.
Il mio è un atto performativo. Sono in scena, e il gesto, il corpo, il ritmo raccontano quanto le immagini.
Luce, materia, gestualità.
La sabbia diventa tela, e le dita dipingono e scolpiscono insieme, per aggiunta e per sottrazione.
Dal vivo non esiste una seconda possibilità. Un solo gesto, nessuna correzione. Come nella pittura dal vivo, la verità del momento vale più della perfezione.
Cerco l'armonia e l'espressività, non l'esecuzione impeccabile.
Non mi sono mai sentita una sand artist classica.
Quello che faccio è ricerca nel teatro visuale.
Negli anni ho sperimentato tecniche diverse, proiezioni, linguaggi nuovi, e mi sono formata anche come coautrice e sceneggiatrice, lavorando a fianco di autori, attori, speaker e musicisti.
Non è personalizzazione:
è scrittura
Per ogni lavoro riparto da zero. Ma non è personalizzazione, è scrittura.
Costruisco una drammaturgia, scelgo i linguaggi, disegno il ritmo, curo minuziosamente le musiche e la gestualità, con l'occhio di chi scrive e tiene insieme tutti i linguaggi. Inseguo quasi ossessivamente il modo in cui una storia arriva.
Le storie che porto
Ho raccontato importanti storie d'impresa, ma anche storie di grande valore umano. Il percorso di un rifugiato politico per l'Università LUISS e l'UNHCR, la rinascita attraverso lo sport per l'associazione di Bebe Vio, la prevenzione dei tumori per la LILT.
E temi difficili, come la guerra, i terremoti e le alluvioni in Italia. Sono i lavori a cui tengo in modo particolare.
Non è solo emozione.
Un'immagine che nasce dal vivo ha un potere comunicativo raro.
Illumina un messaggio, lo rende visibile, lo fissa nella memoria di chi guarda.
È da tutto questo che nascono la mia firma e la mia personalità artistica.
Le contaminazioni, le passioni, i ricordi e le emozioni della mia vita. Quel background che non si può imitare.
Dietro pochi minuti di spettacolo c'è un lavoro che non si vede, e la parte creativa è la più dura. I dubbi, le riscritture, il tempo in cui l'immagine giusta non arriva. Poi arriva, e diventa semplice come deve sembrare. Lavoro spesso con un team di autori, musicisti e tecnici, accanto a collaboratori fidati che conoscono la mia progettualità e sanno farla diventare realtà. Ogni produzione è seguita con professionalità e affidabilità, in ogni fase. Dal vivo nulla è lasciato al caso.
Alla fine le persone mi parlano quasi sempre della stessa cosa. Del coinvolgimento emotivo tra il gesto, l'immagine e la musica. Della danza delle mani, dello stupore delle trasformazioni. E la verità è che quella meraviglia, dopo tutti questi anni, la provo ancora io per prima.
Quello che cerco
La sabbia resta al centro del mio lavoro, e intorno a lei la ricerca si allarga: altre materie e altre superfici e contaminazioni che arrivano dal teatro e dal mondo dell'arte.
Insieme alle tecniche è cresciuto il lavoro che sta dietro:
la scrittura e la regia, che negli anni sono diventate parte del mio mestiere quanto il disegno.
Il desiderio di crescere come artista non si ferma mai.
Desidero l'incontro tra la mia arte e un'orchestra dal vivo.
Vorrei portare chi guarda dentro un viaggio immaginifico, come quando qualcuno racconta una storia o si perde nelle atmosfere della musica e le immagini si formano nella nostra mente. Rendere visibile ciò che è astratto, dare forma al mondo che sento e che vorrei. Perché tra le mani, ancora e ancora, si possono creare storie infinite.
L'arte può essere un seme di bellezza.
Un momento in cui staccare, lasciarsi cullare, ritrovarsi.
Qualcosa che dura pochi minuti e resta nella memoria.
In breve
Nadia Pretto è un'artista visuale e performativa. Da oltre quindici anni porta sui palcoscenici spettacoli di sand art dal vivo, costruiti in sincrono con la musica come una partitura. La sua firma è la metamorfosi. Ha disegnato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, al Teatro Donizetti di Bergamo, al KKL di Lucerna, allo Sporting di Montecarlo.